Abstract

Il Rapporto I-Com sull’innovazione energetica, giunto alla sedicesima edizione, anche quest’anno cerca di proseguire un’attività avviata nel 2009 e, di edizione in edizione, aggiornata e adattata ad un contesto sempre più stabilmente mutevole.
Un ossimoro che ben si presta a descrivere in due parole quanto accaduto a partire dalla pandemia. Dai prezzi energetici arrivati a livelli inimmaginati, si è passati a un’altrettanta imprevista volatilità e a un deteriorato contesto geopolitico dove, anche vicino alla sempre più vecchia Europa, le armi sono tornate mezzo di (non) risoluzione dei conflitti.
Legittimo dunque chiedersi cosa succederà alla transizione ambientale ed energetica. Sarà rallentata? Chi ne sosterrà i costi? Quanto saranno diffusi i benefici?
Fatalmente lo scopriremo nei prossimi anni. Crediamo, tuttavia, che indipendentemente da quanto costerà, la transizione sarà guidata dall’innovazione, che aiuterà anche a contenerne i costi.
Nelle non poche pagine che seguono, cercheremo di fornire spunti utili per una riflessione periodica sia sulla direzione presa dall’innovazione in materia di energia e di ambiente, sia sul posizionamento dell’Italia rispetto agli altri Paesi nella ricerca e nello sviluppo in campo energetico.
Un’innovazione non solo tecnologica, ma anche di norme, prassi e abitudini che sovente sono un fattore determinante perché le nuove tecnologie prendano piede.
Come nelle scorse edizioni, abbiamo cercato di offrirne una panoramica inevitabilmente parziale, ma ci auguriamo non troppo sfocata.
Per farlo abbiamo ingaggiato e affiancato ricercatori esperti ad analisti più giovani, e ci pare che tutti si siano piuttosto appassionati, cimentandosi in non facili raccolte di dati, elaborazioni e considerazioni originali.
I piani su cui sono stati affrontanti i temi dell’innovazione sono tre: economico, tecnologico e giuridico, perché senza la giusta cornice normativa, in Italia, come in tutti i Paesi di civil law, è ben difficile che un’innovazione si affermi.
Alle consuete analisi dei brevetti energetici, elettrici, dell’efficienza energetica, della mobilità sostenibile e dei sistemi d’accumulo, abbiamo affiancato la convergenza tra sistema gas e sistema elettrico. Siamo tornati sul dibattito pubblico, anche come mezzo per superare il NIMBY. Per la prima volta abbiamo indagato su competenze e formazione specifica necessarie alla transizione energetica e ci siamo avvicinati all’economia dello spazio, perché crediamo che nei prossimi anni le questioni extra-atmosferiche ci interesseranno parecchio, e non solo per gli aspetti ambientali ed energetici (poi ci sarebbe anche la questione dell’essere cresciuti coi robottoni giapponesi, ma la riprenderemo nel prossimo rapporto). Un punto di attenzione che sarà chiarificatore nei prossimi anni.
Perché le cose possano cambiare in meglio, come abbiamo scritto già in passato, è necessario un collaborativo impegno dei soggetti pubblici e delle imprese in un’articolata ricerca di nuove soluzioni sistemiche, ma anche di nuove visioni e traguardi, naturalmente sostenibili. Tuttavia, poiché le scadenze si avvicinano, il continuo rilancio degli obiettivi non crediamo porti, di per sé, a grandi risultati, anzi.

 

Coordinatore scientifico: Antonio Sileo, Fondazione Eni Enrico Mattei e GREEN – Università Bocconi

Tra gli autori: Romolo Consigna Tokong, Fondazione Eni Enrico Mattei

Beatrice Ala, Fondazione Eni Enrico Mattei, e Monica Bonacina, Fondazione Eni Enrico Mattei e Università degli Studi di Milano, hanno contribuito al capitolo 5 “Nuovi sentieri per una mobilità climaticamente neutrale”.

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